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sabato 13 giugno 2015

Bluvertigo live a Monza 2015 (e Mary ha di nuovo 17 anni)



Questo post arriva di getto, direttamente da una di quelle situazioni in cui torni a casa nel mezzo della notte e, nonostante tutto, non riesci a dormire, per l’adrenalina ancora in circolo.

Ieri sera all’Autodromo di Monza si è svolto il concerto dei Bluvertigo. Per rendere l’idea di cosa significasse per me, devo tornare un po’ indietro (un po’ tanto) nel tempo.
Essendo nata nel 1981, io sono arrivata ad ascoltare i Bluvertigo in piena adolescenza. Erano gli anni della spensieratezza, ma anche quelli della ricerca di me stessa e della mia strada, la musica era come un navigatore satellitare per trovarla.
Ero un miscuglio, una ragazzina che ascoltava i cosiddetti gruppi “alternative”, ma leggeva solo classici. La band monzese sembrava incarnare tante sfaccettature dei miei interessi. Un ricordo rimasto indelebile è stato quello della premiazione ai Bluvertigo all’MTV Music Awards del 1998, io ovviamente in cameretta davanti alla TV. Salendo sul palco per ritarare il premio, Morgan aveva preso la parola per primo, citando Dante. Io ero sbalordita: “Dante in prima TV, ad MTV, questi sono davvero genii!”. (P.S.: grazie a Prospettiva Bluvertigo per aver messo on line questo pezzo di storia della musica!)

Ma, c’è un ma, a 17 anni, oltre alla spensieratezza e alla ricerca di me, c’era il divieto di andare ai concerti: niente patente, troppo mingherlina per la calca e la sera in generale non si usciva. Quindi io QUEI Bluvertigo, dal vivo, non li ho mai visti. In compenso ho incontrato tanta gente, ma proprio tanta, che mi faceva vedere foto scattate ai concerti che io avevo perso. Rosication mode on.

Passarono anni, arrivò il 2008. Ormai la musica live era parte integrante della mia vita, avevo recuperato praticamente tutte quelle date perse, praticamente, però. Continuavo a guardare MTV e, capitandoci un po’ a caso una sera, venni folgorata da una puntata di Storytellers: la reunion dei Bluvertigo! E’ stata un’escalation. CD live, comprato. Live a Nichelino, si va? Si va, certo che si va!
Ero contentissima ma, ahimé, la sfiga non si era allontanata di troppo. A metà concerto si è scatenata una specie di bufera di vento, sollevando nuvole di sabbia. Gli amici che erano con me erano tutti con le lenti a contatto, la fuga si era resa necessaria. Sul sentiero verso il parcheggio ho sentito ancora partire in lontananza le note di “ I still love you”, ma accidenti! Non mi sono preoccupata troppo, infondo si erano appena riformati, sarebbe stata solo la prima di tante occasioni.
Mica tanto, i Bluvertigo si “ricongelarono” dopo quel tour.

Ancora, ancora scorrono anni. Nel 2012 mi capita di conoscere Andy, un’esperienza che auguro a chiunque abbia anche solo una minima sensibilità energetica, è un’artista che emana vibrazioni. Inizio a seguire il progetto Fluon, che è interessante e innovativo in ogni sua forma. Fino a partecipare al crowdfunding della band Fluon. Mi ritrovo a prendere parte insieme a tanti altri ragazzi ad videoclip del gruppo, "Il nuovo che avanza". Mettete 30 sconosciuti in una casa, per un giorno, e ottenetene un gruppo unito di amici: impossibile? No, magia Fluon! Dal gennaio 2014 ci ritroviamo ad ogni evento, siamo sempre in contatto e, diciamola tutta, ci vogliamo bene! E’ la famiglia Raisers.

Del 2014 è anche la notizia del ri-ritorno dei Bluvertigo! Mi direte “Stavolta sei riuscita ad andare ad un concerto!”. No. Di 6-7 date, Mary non è riuscita a partecipare a nessuna, ma neanche per sbaglio. Ad un certo punto ci si convince che non è cosa, è l’unica spiegazione possibile.

Alla fine dello scorso anno esce anche il libro autobiografico di Morgan, “Il libro di Morgan. Io, l’amore, la musica, gli stronzi e Dio”. Sono poco interessata, non penso neppure lontanamente di leggerlo, convinta che sia pieno di quella paccottiglia mediatica degli ultimi tempi. Io non guardo quasi più la TV e non compro mai riviste, il Morgan televisivo non mi dice nulla, preferisco tenermi il ricordo del musicista degli anni ’90 e primissimi 2000. Alla fine, però, dietro consiglio di persone che stimo e reputo intelligenti, mi convinco a comprare il tanto acclamato libro.
Lo divoro.
C’è poco in realtà della schifezza che pensavo, è un viaggio della testa Marco Castoldi, leggerlo è come sentirlo parlare. Parallelamente alla lettura mi tornano in mente tantissimi ricordi della mia gioventù, alterno risate e commozione. Mi rivedo diciassettene, in cameretta, a guardare MTV. Riempio il libro di orecchie sulle pagine.

Adesso finalmente, dopo cotanta odissea nei fatti miei, possiamo far rullare i tamburi: marzo 2015, viene annuciata la data monzese di giugno dei Bluvertigo. Compro i biglietti, subito, sfido la sorte a mesi di distanza.
Con gli amici Raisers se n’è parlato tanto, ci siamo organizzati, ci siamo accordati sul rendez-vous, tutto pronto, tutto deciso.

E poi, ieri, d’improvviso mi sono svegliata male. Da alone nero intorno alla testa. Dopo tutto questo tempo e questo parlare, riflettevo seriamente sul non andare. Un po’ lunatica. Forse. Per fortuna, quando è così, le persone giuste sanno dire le parole giuste: ho sgombrato la mente dalle resistenze, ci siamo messi in macchina e siamo partiti per Monza.
Meno male, grazie a chi mi ha fatta ragionare!
Fin dalla prima nota del concerto mi sono sentita bene, circondata da amici che stavano vivendo quella esperienza con la mia stessa intensità. Lascio a chi è più titolato di me l’analisi tecnica della performance live, io so solo che i Bluvertigo ci hanno trascinati in un percorso di emozioni uniche. La pioggia sulle nostre teste non la sentivamo più, cantavamo e ballavamo. Sul palco una sinergia di musica e di energia pazzesca. Su “L.S.D. La sua dimensione” e su “Always crashing in the same car” (cover di Bowie) le vibrazioni per me più forti. Di nuovo, avevo 17 anni di nuovo, ma con in più il carico di preziose esperienze che il mio viaggio fin qui ha aggiunto.

Ancora sull’onda di ieri sera, vi saluto con alcune foto che ho fatto al concerto, tutt’altro che perfette, ma di prima mano :)







giovedì 14 maggio 2015

"Ti ho fatto una cassetta" / "A music cassette for you my friend"



(English text  follows)

Ciao!

Oggi vorrei parlarvi di un argomento in cui penso vi riconoscerete, a chi non è mai capitato di sentirsi dire da un amico “Ti ho fatto una cassetta”?
Erano gli anni ’90-’00, il passaggio al digitale era in atto, ma non era ancora arrivato a tutti, e scambiarsi la musica su nastro portava l’amicizia ad un livello superiore.

Mi riferisco in particolare alle compilation che creavamo ad hoc. Era un modo per comunicare qualcosa al di là delle parole. Spesso facevamo una cassetta ad un amico/a per renderlo più partecipe del nostro stato d’animo, il messaggio intrinseco era: “sto vivendo questo e passo le giornate ascoltando queste canzoni, voglio condividerlo con te, perché tu possa capire come mi sento”. Oppure c’era l’empatia vista dal lato opposto: era l’amico a percepire in noi un particolare stato, che poteva essere gioia, tristezza o preoccupazione ecc …, per cui era lui a farci una cassettina con i brani che riteneva potessero interpretare o consolare i nostri pensieri: era una rassicurazione del fatto che aveva capito cosa ci stesse accadendo e che, per qualsiasi cosa, lui/lei ci sarebbe stato.



I casi, pero, non si esauriscono qui e vorrei citarne ancora due. Molte volte ci si scambiava una cassettina con una track list di canzoni per ricordare un periodo o un’esperienza trascorsi insieme ed indelebili, quasi la colonna sonora di un pezzo di vita (quanti pianti e/o quante cantate ci siamo fatti ascoltando queste compilation???). Infine una delle situazioni più gioiose: quando qualcuno che stavamo iniziando a conoscere meglio ci faceva una cassetta con i suoi gruppi/brani preferiti, con cui noi fino a quel momento non avevamo familiarità. Era un invito a tenersi pronti: al prossimo concerto saremmo andati insieme. E ditemi che questo non è un salto di livello dalla conoscenza all’amicizia?!

Non parliamo poi del processo creativo di tale cassettina! Produttori, case discografiche e studi di registrazione facevano un baffo alla nostra inventiva. La fonte non era quasi mai unica: prendo quel pezzo dal tal cd, l’altro ce l’ho su un vecchio nastro, questa canzone la registro da un programma radiofonico (e provate a stare ore ad ascoltare la radio pronti a fare lo scatto felino sul tasto “Rec”!). L’impresa più rocambolesca che ricordo di aver compiuto personalmente risale ai tempi in cui non avevo ancora un masterizzatore, ma avevo dei brani sul pc. Ho piazzato il mio stereo a cassette portatile di fronte alle casse del computer, ho fatto partire la canzone in digitale e l’ho registrata su nastro con il microfono. Dolby surround, home theatre… macché! Ovviamente non si sentiva quasi nulla, ma l’amica destinataria del mio regalo l’ha apprezzato.
Non finisce qui.
Il “packaging” era anche fondamentale. Ci armavamo di penne e pennarelli colorati per scrivere titoli e fare eventuali decori, la dedica nella parte interna era immancabile. I nomi di tali compilation erano estremamente fantasiosi perché, ovviamente, di nostra ideazione e a tema.



Io ho scaffali pieni di queste cassette, non ne ho buttata nessuna. Ogni tanto le riascolto dal mio ormai mediocre mangianastri e mi fanno rivivere tantissimi ricordi.

Colgo l’occasione per ringraziare, ancora una volta, chiunque mi abbia fatto una cassetta, spesso aprendomi nuovi mondi!

A presto!

Mary

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Hi everybody!

Today I’d like to deal with something which was quite popular when I was younger, let’s say in the years 90s and 2000s and I would like to know if it was so typical also outside of Italy and if it happened in the same way. I’m talking about the home made compilations we used to exchange with friends, recorded on music cassettes.
Those were the years in which digital support was diffusing more and more, but it still didn’t reach everybody, and exchanging music on tape was the step which brought friendship to a higher level.

I refer to those compilations we created ad hoc. It was a way to communicate beyond what words could do. Very often we made a cassette for a friend so that he/she could get more involved in our current mood, the underlying message was: “I’m living this and I spend my days listening to these songs, I’d like to share them with you, thus you can understand how I feel”. Or there could be empathy coming from the opposite direction too: it was our friend who perceived a particular state of mind in us, which could be joy, sadness, worry and so on…, so it was he/she who made a cassette for us with all songs which could interpret or comfort our thoughts: it felt reassuring to know that he/she had understood what was happening to us and that this person would have been there in case of need.

There were further situations and I would like to tell about other two. Many times we gave a friend a cassette with a track list which was meant to remind a period or an experience we spent together and that became unforgettable, a sort of sound track of a piece of life (how many times we did cry or sing loud listening to these compilations???). Last, but not the least, one of the most cheerful cases: when someone we were starting to get to know better recorded for us a cassette with his/her favorite bands and songs, which we were not familiar with up to that moment. It was a clear invitation to get ready: we would have attended next concert together. Is this not filling the gap between acquaintance and friendship?!

The creative process itself was challenging. Producers, labels, recording studios were nothing compared to our inventiveness! The source was rarely only one: we took a song from a CD, another track was on an old tape, that other song was to be recorded from radio programs (just try spending hours listening to radio, ready to jump on the “rec” button!).
I proudly remember my most remarkable accomplishment, dating back to the time in which I did not have any CD burner, but I already had songs in my computer. I had put my cassette recorder in front of the computer speakers, I played the songs in digital and recorded it through the stereo microphone. Dolby surround, home theatre… those strangers! Obviously you could hardly hear that song, but the friend who received my gift deeply appreciated it.
“Packaging” was also fundamental. We gathered pens of many different colors to write track titles and make possible decorations. A short personal message in the inner part was never missing. Names of such compilations were extremely imaginative, as we invented them according to our mood.

I have shelves full of these cassettes, I did not throw any of them away. From time to time I listen to them through my poor quality player (technology went on for a reason…) and suddenly many memories come to my mind.

I would like to thank once more all friends who made a cassette for me, thus bringing me in new worlds!

See you soon!

Mary